Arezzo chiede di ripartire senza tintinnio né tentennamenti

Anni di veleni e di chiacchiericcio, di tintinnio di manette e processi sommari, non possono tuttavia essere cancellati dall’esito processuale, favorevole all’ex presidente di Estra Francesco Macrì e al sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli. Nel primo caso, assoluzione da entrambi i capi di imputazione, abuso d’ufficio e peculato, perché il fatto non sussiste, nel secondo due assoluzioni e una condanna di tre mesi per favoreggiamento con pena sospesa e non menzione, sulla quale l’avvocato Fanfani ha già annunciato ricorso in appello. Niente abuso d’ufficio, per il reato in questione non viene applicata la legge Severino che avrebbe disarcionato Ghinelli dalla poltrona di primo cittadino per almeno 18 mesi. Condanne per l’avvocato fiorentino Olivetti Rason (tre anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici), Roberto Bardelli (un anno di reclusione), Luca Amendola (un anno di reclusione). Sul fronte processuale, va dunque ammesso che il castello accusatorio, fondato su indagini iniziate nel 2019, in gran parte sostenuto da registrazioni “carpite” dall’ex amministratore unico di Coingas Staderini già condannato col rito abbreviato, ha retto solo parzialmente. In compenso, il processo ha fatto piombare la città per quattro anni in una sorta di oscuro limbo e attesa permanente, ha gettato ombre lunghe su una gestione, quella di Estra, che a questo punto andrebbe complessivamente riconsiderata, alla luce anche di precedenti atti di archiviazione. Al netto delle umane e comprensibili sofferenze di chi è stato accusato e poi assolto, chi ha risentito di questo clima da “tutti contro tutti”, in altri casi “si salvi chi può”, altri ancora rinvii “sine die” di atti, procedure, decisioni, è senza dubbio la città. Che ha subìto un danno ingente di entità non determinabile, ma fuor di dubbio consistente. Con una comunità, quella aretina, che chiede di rialzare la testa senza tentennamenti, possibilmente lontano dalle aule del tribunale.