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sabato | 05-04-2025

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Ripresa delle celebrazioni con i fedeli, i Vescovi scrivono alle comunità della Toscana

“Cari fratelli e sorelle,
è una grande gioia, per le nostre Chiese, poter tornare a vivere con il popolo le
celebrazioni liturgiche, poter riprendere la condivisione, in forma comunitaria, della
Mensa Eucaristica.
Come Vescovi toscani, rinnoviamo il nostro compiacimento per l’intesa
raggiunta tra Stato e Chiesa nel Protocollo firmato giovedì 7 maggio, nello spirito di
reciproca collaborazione per il bene del Paese espresso dalle norme concordatarie.
Abbiamo accettate di buon grado, per senso di responsabilità e animati dalla
carità verso tutti, le restrizioni dolorose di questi mesi e che ancora in parte viviamo.
Ora siamo lieti che si possa aprire una nuova stagione piena di speranza. Mentre
invitiamo le nostre comunità e ciascuno ad agire con responsabilità, adottando tutti
gli accorgimenti necessari per mettere in atto, nelle diverse situazioni concrete, le
misure indicate nel Protocollo, vogliamo definire anche l’orizzonte pastorale entro
cui si colloca questa nuova fase, che vede, nell’ottica di una prudente ripresa della
vita sociale, anche la possibilità di una più ampia partecipazione dei fedeli alla vita
sacramentale, sebbene a precise necessarie condizioni. Ci ispira la certezza che
l’attenzione a mettere in atto quanto è necessario per la salvaguardia della salute di
tutti può andare di pari passo con una vita liturgica che permetta ai credenti di poter
alimentare alle sorgenti della loro fede il loro contributo alla vita civile.
Invitiamo innanzitutto le comunità a mostrare – anche attraverso lo
scrupoloso rispetto delle misure di sicurezza – quanto sia bello e importante poter
tornare a celebrare insieme. Sarà un momento di letizia, e allo stesso tempo di
vicinanza per chi ha sofferto, e soffre, per tutte le conseguenze che questa pandemia
ha provocato e continua a provocare a livello sanitario, sociale, economico. Mentre
riprendiamo con rinnovato slancio le celebrazioni dell’Eucaristia con il popolo,
vogliamo dire che in esse continueranno a essere presenti, come lo sono stati finora,
i malati; i defunti e le loro famiglie nel dolore; le persone che hanno vissuto ansia,
solitudine, che si trovano in situazione di disagio o povertà; tutti coloro che si stanno
spendendo per il bene comune, con particolare attenzione a medici, infermieri e
altro personale sanitario, cui va una ribadita gratitudine per l’abnegazione e
l’impegno professionale, nonché chi esercita responsabilità nella vita politica,
amministrativa ed economica, perché, guidati dalla ricerca del bene comune, diano
forma a una ripresa che non lasci indietro nessuno, famiglie, lavoratori, poveri.
Il Protocollo ci chiede, tra l’altro, che l’accesso agli spazi della celebrazione sia
regolato da volontari e collaboratori: è un’opportunità che possiamo cogliere perché
la presenza di queste persone serva non solo a garantire il rispetto delle misure di
sicurezza, ma anche a mostrare lo spirito di gioiosa accoglienza con cui la comunità
vive questo momento, sottolineando come tutti gli accorgimenti che sarà necessario
tenere presenti durante la celebrazione sono nell’interesse e per il bene di tutti.
Ribadiamo l’importanza delle nostre chiese come luoghi deputati alla
celebrazione liturgica, nelle quali già dal 18 maggio potremo celebrare la liturgia
feriale. Per le liturgie domenicali, potrà essere valutata, se necessario, la possibilità
di utilizzare altri ambienti parrocchiali più vasti, oppure di individuare, in accordo con
le autorità civili, spazi, anche all’aperto, in cui poter svolgere le celebrazioni in forma
dignitosa.
Nell’invitare calorosamente tutti i fedeli a tornare a partecipare alla liturgia,
ricordiamo anche che, come sempre, quanti per motivi di età o di salute sono
dispensati dal precetto festivo potranno continuare a seguire le celebrazioni
attraverso i mezzi di comunicazione, a cominciare dai normali canali televisivi.
Le nostre Chiese hanno fatto sentire, in questi mesi, la loro vicinanza
attraverso un’intensa attività caritativa, che si è moltiplicata di fronte alle tante
nuove situazioni di povertà e ha coinvolto numerosi volontari. Ma anche la vita
spirituale e l’attività pastorale sono proseguite, attraverso nuovi strumenti e
modalità. Molte chiese sono sempre rimaste aperte per la preghiera personale, così
come i nostri sacerdoti non hanno mai interrotto la celebrazione del culto a nome
della Chiesa. Anche quando hanno celebrato da soli o con pochissime persone, lo
hanno fatto a nome di tutti, continuando a offrire per tutto il popolo il sacrificio di
lode nel memoriale della passione e risurrezione del Signore.
Questo tempo difficile ci ha fatto riscoprire anche cose importanti, sulle quali
sarà necessario ritornare con una riflessione più attenta. C’è stata la scoperta di una
ministerialità diffusa, la valorizzazione della famiglia come Chiesa domestica, in cui la
vita di preghiera e l’ascolto della Parola di Dio hanno conosciuto una bella fioritura,
la ricchezza spirituale della preghiera e della meditazione di ciascuno, in specie degli
anziani. La Chiesa, nel suo insieme, non ha mai smesso in questi giorni di annunciare
la buona notizia di Cristo Crocifisso e Risorto, facendo arrivare in tanti modi la sua
voce. Tutto questo non deve andare perduto, e dovrà aiutarci a ripensare per i
prossimi mesi la vita ecclesiale. È fondamentale vedere in questa nuova fase della
vita comunitaria, pur nel permanere dell’emergenza sanitaria, un’occasione di vero
rinnovamento di tutta la vita cristiana. Nella continuità di un cammino che mai si è
interrotto – lo vogliamo sottolineare – intendiamo cogliere in questo momento
l’invito del Signore a compiere un passo ulteriore nella fedeltà al Vangelo, trovando
modi nuovi di vivere come comunità, segnati da un desiderio di conversione
autentica, da uno slancio di ritorno al Signore, con una fede arricchita anche dal
sacrificio.
Sappiamo che il cammino verso una piena ripresa della vita delle nostre
comunità dovrà essere graduale e progressivo: dovremo essere pronti, nei prossimi
mesi, a individuare, in un proficuo dialogo con le autorità civili, le forme più idonee
in cui poter riprendere anche tutte quelle attività educative e formative, rivolte in
modo particolare a bambini, ragazzi e giovani, che costituiscono un prezioso servizio
per tutta la società. È un’attesa viva tra noi, ma che potrà prendere forma solo in
considerazione di come si svilupperà la diffusione della pandemia. L’attesa non deve
tradursi in scelte affrettate, ma in paziente preparazione.
Dobbiamo essere consapevoli che per un tempo, che sarà ancora
probabilmente lungo, dovremo adeguare la nostra vita alle limitazioni e alle modalità
che questa emergenza ci impone, pur auspicando che tutti i momenti che
caratterizzano la nostra esperienza di fede possano gradualmente aprirsi a una piena
partecipazione. In questo momento quello che più ci preme è ribadire il nostro
essere profondamente lieti che le nostre comunità possano tornare a celebrare
insieme l’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. Un segno di questa gioia sarà
la celebrazione che le Chiese di Toscana faranno della Messa Crismale il 30 maggio,
vigilia della Pentecoste, la Messa in cui, con la benedizione degli Oli, vengono offerti
ai credenti i segni dell’amore di Dio che fa nuova la nostra vita.
Un ultimo invito. L’“Alto Comitato per la fratellanza umana”, composto da capi
di diverse religioni, ha proposto ai credenti di tutte le religioni di vivere il prossimo
14 maggio una giornata di preghiera, digiuno e opere di carità, una comune
condivisione degli spiriti per implorare Dio che aiuti l’umanità a superare questa
pandemia. Il Papa ci chiede di aderire a questa giornata e noi vi esortiamo a farlo,
con la fiducia che i credenti ripongono nella preghiera.
Vi salutiamo, in questo tempo di Pasqua, con l’antico annuncio: “Cristo è
risorto. Cristo è davvero risorto!”. Lo Spirito del Risorto, che è gioia, pace e novità di
vita, sia con tutti voi”.

I Vescovi delle Diocesi della Toscana

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