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venerdì | 04-04-2025

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Dazi, oro ai massimi e Arezzo in allerta: il distretto orafo sfida la tempesta

Il prezzo dell’oro vola sopra i 3.148 dollari l’oncia, mentre Trump si prepara ad annunciare nuovi dazi. Il distretto orafo di Arezzo, leader europeo, fra opportunità e timori.

Il prezzo dell’oro continua a brillare come non accadeva da anni. I listini internazionali hanno superato la soglia record di 3.148 dollari l’oncia, segnando un +19% da inizio anno e alimentando quella che gli analisti ormai definiscono una “corsa all’oro” guidata dall’incertezza sui mercati. A muovere i capitali verso il metallo prezioso è soprattutto l’attesa per l’annuncio ufficiale, previsto per domani, dei nuovi dazi commerciali da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha ribattezzato la data come il “Giorno della liberazione”.

Sebbene non sia ancora chiaro quali prodotti verranno colpiti in modo diretto, gli investitori temono che i dazi del 25% colpiscano non solo automotive e tecnologia, ma anche beni di lusso e prodotti orafi, con potenziali ripercussioni sulle esportazioni italiane. E proprio ad Arezzo, capitale europea dell’oro, l’attesa si trasforma in preoccupazione.

Il distretto orafo di Arezzo, che nel 2024 ha superato i 2,6 miliardi di euro di export (fonte ICE, Camera di Commercio), di cui circa 500 milioni destinati agli Stati Uniti, si trova esposto a doppio titolo: come esportatore e come consumatore di oro.

Rischi principali per le aziende orafe:

Aumento dei costi delle materie prime e dei semilavorati.
Marginalità più bassa su commesse già in corso.
Rallentamento della domanda statunitense, primo mercato extra-UE.

Secondo Italpreziosi, nel breve termine l’oro potrebbe stabilizzarsi tra i 3.150 e i 3.300 dollari, con ulteriore upside (+5%-7%) in caso di riduzione dei tassi USA. Tuttavia, una crescita eccessiva potrebbe deprimere il settore della gioielleria a favore dell’oro da investimento (bullion e lingotti), come già avvenuto in fasi storiche simili.

Il distretto orafo aretino: un gigante da 2,6 miliardi di export

Con oltre 2,65 miliardi di euro di esportazioni registrate nel 2024, il distretto orafo aretino rappresenta quasi la metà del valore complessivo delle esportazioni italiane di gioielleria. Il mercato americano è tra i più rilevanti: circa 510 milioni di euro provengono dagli ordini statunitensi, pari al 20% delle esportazioni totali del distretto.

La volatilità del prezzo dell’oro e l’incertezza legata ai dazi ci obbligano a rivedere le nostre strategie“, conferma Luca Benvenuti, CEO di Unoaerre, una delle aziende storiche del distretto. “Siamo abituati a convivere con l’instabilità, ma questa volta l’effetto combinato di prezzi elevati e barriere commerciali potrebbe comprimere la competitività delle nostre produzioni“.

Oro: rifugio sicuro, ma non per tutti

Dallo scoppio della pandemia, il prezzo dell’oro ha visto una crescita costante, fino a raggiungere oggi un incremento del +120% rispetto ai livelli del 2020. Come sottolinea l’ultimo report di Italpreziosi, sono le tensioni geopolitiche, la politica monetaria espansiva delle banche centrali e l’incertezza commerciale internazionale a spingere gli investitori verso il metallo giallo.

Ma il prezzo alto dell’oro non è una buona notizia per tutti. Se da un lato favorisce chi lavora nel mercato dell’oro da investimento o chi ha scorte acquistate a prezzi inferiori, dall’altro penalizza la gioielleria, dove il costo finale diventa un fattore cruciale per l’acquirente, soprattutto in un mercato come quello americano, già rallentato da un dollaro debole.

Rischi occupazionali per oltre 20 mila addetti

Il distretto di Arezzo non vanta solo un primato produttivo, ma costituisce anche una realtà economica con profonde ricadute sociali: occupa circa 8.000 addetti diretti e oltre 12.000 se si considerano l’indotto (laboratori artigiani, terzisti, logistica, packaging, servizi). Le imprese medio-piccole, che costituiscono il 75% del tessuto produttivo locale, sono le più esposte al rischio dazi, poiché spesso meno strutturate per operare in mercati alternativi.

Secondo Confindustria Toscana Sud, un calo anche del 5-7% degli ordinativi USA potrebbe provocare un impatto significativo su occupazione e ore lavorate, soprattutto nelle aziende specializzate in alta gamma e nella produzione su commissione per brand americani.

Se l’oro da investimento beneficia di prezzi record, l’oro “lavorato” rischia invece di diventare troppo caro per il consumatore finale, spingendo i buyer statunitensi a ridurre gli ordini o a rivolgersi a Paesi competitors (Turchia, India e Thailandia).

Le contromisure del distretto: diversificare e innovare

Nonostante le incertezze, il distretto non resta a guardare. Da mesi molte aziende stanno potenziando la presenza su mercati più dinamici come gli Emirati Arabi, Hong Kong e il Sud-Est asiatico, cercando di ridurre l’esposizione al mercato statunitense. Accanto alla diversificazione geografica, le strategie si concentrano anche sulla riduzione dell’utilizzo di oro puro tramite tecniche innovative, sul design e sul valore aggiunto del prodotto.

Diversificazione dei mercati
Crescono le esportazioni verso Emirati Arabi, Hong Kong e Sud-Est asiatico, mercati meno dipendenti dalle tensioni USA.
Investimenti in innovazione di prodotto
Il prezzo dell’oro spinge molte aziende a puntare su design, tecniche innovative (stampa 3D, lavorazioni leggere) e sul mix di materiali, riducendo l’incidenza dell’oro puro.
Aumento dell’integrazione verticale
Alcune realtà stanno investendo nell’acquisto diretto di materia prima e nella gestione interna delle fasi di lavorazione, per ridurre i rischi legati alla volatilità dei prezzi.
Fiere e canali digitali
Forte spinta sulla presenza in fiere internazionali e sulla vendita B2B tramite piattaforme digitali, con l’obiettivo di consolidare i rapporti con buyer extra-USA.

Una partita aperta tra dazi e banche centrali

Infine, a complicare lo scenario, resta l’incognita della politica monetaria statunitense. Un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbe spingere ancora più in alto il prezzo dell’oro, favorendo ulteriormente gli investitori, ma rendendo ancora più difficile la vita al settore orafo, che rischierebbe di vedere i propri prodotti diventare sempre più inaccessibili per il consumatore medio.

Nei prossimi mesi sarà quindi decisiva la capacità delle imprese di interpretare i segnali dei mercati e adattarsi con rapidità a un contesto in continua evoluzione. Il distretto di Arezzo, forte di esperienza e radici profonde, dovrà ancora una volta dimostrare di saper trasformare la sfida in opportunità.

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