Gli “Invisibili” protestano, il mondo dello sport e della cultura in piazza contro il Dpcm


Il manifesto
“Invisibili è uno status che ci accomuna, è una condizione, un dato di fatto.
Arte, cultura, sport di base, teatro, spettacolo sono, per il nostro Governo, sacrificabili:
- Quelli con i protocolli più stringenti
- Quelli senza focolai
- Quelli ligi alle regole (e i controlli avvenuti lo dimostrano)
- Eppure i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire
Siamo qui per manifestare il profondo senso di ingiustizia che ci colpisce.
Siamo qui per mostrare la nostra vera identità, quella di essere portatori di bellezza, di salute, di passione, di divertimento, di arte, di cultura, di meraviglia…
Non portiamo virus, portiamo benessere!
Vogliamo puntare un riflettore su quello che si rischia di perdere in questo momento:
noi siamo stati chiusi a marzo e ci è stato consentito di riaprire solo a fine maggio, quando le nostre attività, fisiologicamente, si fermano o si affievoliscono molto.
Abbiamo riaperto in settembre, e in ottobre siamo di nuovo chiusi.
Questo significa mancati incassi per sei mesi pieni e un’altra chiusura davanti.
Comprendiamo che la recrudescenza del virus non vada ignorata, siamo preoccupati anche noi, ma crediamo che la nostra chiusura sia solo un inutile palliativo che preluda ad un nuovo lockdown, perché non si ferma una pandemia chiudendo attività che si sono dimostrate sicure!
Pertanto chiediamo a gran voce che i nostri settori siano maggiormente tutelati… Che sia tutelato il nostro diritto al lavoro di attori, ballerini, insegnanti di danza, musicisti, tecnici, istruttori… Perché noi viviamo di tutto questo! Ma anche il diritto al benessere di tutta la società che da sempre trae linfa vitale dalle nostre proposte.
Concretamente chiediamo aiuti economici per affrontare le spese di affitti e utenze che continuiamo e continueremo a sostenere.
Chiediamo che sia istituito un bando regionale che possa aiutare tutte le nostre attività, soprattutto quelle site in stabili privati.
Chiediamo risorse anche ai comuni per sostenere un settore che è tutt’altro che superfluo e che, anzi, si rivelerà fondamentale per controbilanciare gli effetti psicologici che lascerà questa pandemia.
L’Italia ha bisogno di benessere”.