A scuola di divani su YouTube: un video per difendere l’artigianalità

Come si fa un divano Chesterfield?
A colpo d’occhio le immagini fanno pensare a un tutorial da vlogger appassionato di tappezzeria. Acqua, visto che si parla di Chesterfield – il divano, non le sigarette -. Nei quasi sette minuti di immagini, il fusto in legno si trasforma nel prodotto finito, imballato e spedito passando attraverso tutti i passaggi di lavorazione: la sospensione dei cuscini, il rivestimento, le imbottiture. “Un divano Capitonnè, quello con i bottoni del video, è fatto interamente a mano. È particolare perché non esistono macchine in grado di compiere questa lavorazione. Siamo noi di persona a piegare manualmente il rivestimento per formare le dame, i rombi“, spiega Francesco.
Un’artigianalità da tutelare e rivendicare con orgoglio attraverso il girato, che porta virtualmente la clientela spalla a spalla con chi dà forma ai divani che sta valutando per l’acquisto. “Abbiamo voluto mostrare tutto il processo per far capire alla gente che l’artigiano italiano ha bisogno di tempo per far bene il suo lavoro, cura i dettagli ma poi il risultato si vede“.
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Davanti all’obbiettivo, tutti protagonisti giovani. “Molti pensano che l’artigiano anziano sia l’unico ad avere esperienza, invece anche ragazzi come noi riescono a realizzare divani come una volta. Se pensiamo allo standard, un divano a due posti, ci vogliono circa tre settimane. Ogni fase è importante. Un divano è un po’ come un essere umano, se lo scheletro è forte il corpo non ha problemi a stare in piedi, anche se la pelle invecchia l’interno rimane sempre saldo. Il rivestimento è particolarmente delicato. Se durante la lavorazione dei bottoni per sbaglio viene un buco sulla pelle, bisogna togliere tutto e ricominciare dall’inizio“.
Capi di arredamento costosi ma destinati a durare. Dipende da cosa si cerca. “Un buon divano non si fa con 100 euro. Per adesso i primi che ho realizzato non sono mai tornati indietro. Quelli che faceva mio padre invece duravano fra i 20 e i 30 anni. E non perché si rovinino l’interno o le imbottiture, ma per via della pelle che si logora, essendo la parte più a contatto con chi si siede. Basta cambiarla. Non c’è una data di scadenza, insomma. Comunque si parla di decenni“.
Francesco oggi ha 32 anni e lavora in azienda dal 2006, subito dopo aver concluso gli studi. VAMA Divani è l’azienda di famiglia, ama la tappezzeria e il fare a mano. “Consiglierei sicuramente questo lavoro a un giovane. Personalmente, ho un sacco di amici laureati che adesso si lamentano. Diciamo che oggi sembra che i ragazzi non vogliano fare i lavori ‘di una volta’, però le soddisfazioni non mancano in questo campo“.