Eleonora Betti e “Il divieto di sbagliare” al Verdi di Monte San Savino

Insieme al pianoforte della cantautrice, si esibiranno il violoncello di Angelo Maria Santisi e le percussioni di Gino Binchi.
L’evento si riallaccia ai festeggiamenti per la Giornata Internazionale delle Donne e chiamerà sul palco proprio una musicista di origini savinesi che compie i suoi primi passi discografici dopo un percorso artistico ambientato prevalentemente a Roma, costellato di incontri di rilievo internazionale. Fra i traguardi da ricordare nella carriera di Eleonora Betti, anche il posto da finalista nell’ultima edizione del festival “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty”. 10 tracce, di cui 3 in lingua inglese, sono l’anima del disco uscito il 16 marzo 2018 e curato dall’autrice sotto tutti i profili, dai testi alla musica fino agli arrangiamenti.
Qualche dettaglio in più sulla serata direttamente dalla voce della protagonista.
Bianca: Il suo primo album prende nome dal tema dell’errore che accomuna più tracce. Cosa l’ha spinta a parlare in musica dello sbagliare?
Eleonora Betti: Come spesso capita, credo di aver finito per scrivere di cose che mi riguardano. Ogni canzone è nata in seguito a qualche episodio che ho vissuto, magari osservando ciò che succedeva alle persone a me vicine. Quando sono arrivata a chiudere il disco, ho notato che effettivamente in molti brani, seppur in maniera diversa, veniva riproposto questo tema. Mi piaceva raccordare tutte le canzoni sotto un titolo comune.
Bianca: Lei canta che «il divieto di sbagliare è prigione naturale». Qual è il suo piano di evasione? C’è un errore più grande degli altri che si è perdonata?
Eleonora Betti: Spero di riuscire a trovare ogni volta il mio piano di evasione! Credo che la maggioranza delle persone condivida l’istinto umano a giudicarsi male riguardo alle cose che avrebbe voluto diverse da come sono andate. Cercare una strada di evoluzione e comprensione è positivo e molto personale. Non so se c’è un singolo episodio che metterei prima degli altri e sopra tutti. Sicuramente piano piano ho imparato a conoscermi meglio. Ho capito di aver giudicato troppo duramente alcuni passaggi, che invece sono soltanto parte del mio percorso. Forse la cosa più grande che mi ha regalato l’esperienza è la capacità di uscire dal perfezionismo a tutti i costi: era quello il più grande errore.
Bianca: In questo album parla anche di Toscana. Quali sono le fonti di ispirazione della sua terra d’origine che la seguono lontano da casa?
Eleonora Betti: In passato ho vissuto all’estero, sono di nuovo in Italia da un po’ di tempo ormai, ma non in zona. Ho avuto la fortuna di abitare non solo in una regione particolarmente bella e che mi ha dato tanto, ma anche in una piccola realtà di campagna che ora sono più in grado di apprezzare. Quando mi sono spostata ho capito il privilegio di essere cresciuta in un ambiente molto tranquillo, a misura d’uomo, e la sua bellezza. A volte si ha bisogno di andare via per guardare il luogo da cui si proviene con occhi più consapevoli. In più, io sono stata fortunata, perché finché sono rimasta ad Arezzo ho trovato ottimi insegnanti e una buona possibilità di formarmi a livello artistico e professionale.