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domenica | 06-04-2025

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Gabriella Rossi, Tecla Onlus: “Da qui possiamo fare tanto, con poco. Proviamo a volare alto” – Foto

Rispettando sempre l’autonomia delle varie comunità è il principio guida dell’associazione, fondata nel 2010 e attenta soprattutto ai bambini delle aree più disagiate del continente nero.

All’attivo, Tecla Onlus vanta già una decina di progetti conclusi in Sierra Leone e Madagascar. I risultati a cui l’ong punta nei prossimi mesi, non sono fatti solo dei mattoni necessari a costruire strutture preziose come la Casa Mamme di Mahasoa. Anche in questo periodo, Tecla Onlus lavora su più fronti. Oltre a pagare l’istruzione di tre ragazze alla scuola per infermiere, l’organizzazione aretina sostiene economicamente un dispensario che si occupa di piccoli malnutriti e supporta un’iniziativa di micro-credito per favorire lo sviluppo agricolo locale.

La Dott.ssa Gabriella Rossi, presidente dell’associazione, è appena tornata dal suo ultimo viaggio in Africa – il primo in Tanzania per lei –, con l’intento di capire quali strade potrà percorrere quest’anno Tecla Onlus.

Bianca: Cosa si è portata a casa di questa esperienza?

Gabriella Rossi: Sono stata nel villaggio di Nikololo, dove c’è la parrocchia di Songambele e un prete americano ha messo in piedi un ospedale. Giorni bellissimi ma molto duri. Nella settimana in cui questa comunità mi ha ospitato ho potuto vedere ricoverati 4 bambini per malnutrizione acuta, ridotti a scheletri. Pensare che nel 2019 ci siano ancora bimbi che rischiano di morire di fame è veramente atroce. Non riesci a spiegartelo e a gestire le emozioni. Io ho vissuto in un appartamento dove l’acqua c’era sì e no, come la luce. Se uscivo la sera serviva la pila, le strade erano completamente buie. Ho osservato tanti bambini che andavano a scuola con la tanica, grande in proporzione alla loro età, per cercare l’acqua che dovevano portare a casa al loro ritorno. In questo viaggio penso di aver centrato il cuore della povertà più assoluta.

Bianca: Scuola, cibo, sanità. Di cosa hanno più bisogno le comunità che sostenete?

Gabriella Rossi: Il direttivo deve ancora decidere, ma penso che quest’anno ci concentreremo sui bambini malnutriti. Ci sono alcune ong che forniscono loro latte e posti letto, però c’è bisogno anche delle medicine. In Africa la sanità è gestita in maniera completamente diversa rispetto alla nostra. Spesso funziona a pagamento, come avviene a Songambele. Nemmeno le strutture governative passano tutto. Se va bene non si paga il ricovero, ma le operazioni e le terapie sono sempre a carico dei pazienti. I medici scarseggiano: nell’ospedale che ho visitato ci sono solo un internista e un chirurgo, mentre tanti infermieri e tecnici fanno da dottori. E poi l’istruzione è fondamentale per aumentare il livello socio-economico e culturale delle popolazioni locali, altrimenti non ce la faranno mai da sole. Deve essere un auto-sviluppo, non possiamo fare assistenzialismo.

Bianca: Pensate di operare anche in altri Paesi in futuro? Cosa si può fare dall’Italia?

Gabriella Rossi: Da qui possiamo fare tanto con poco. Sul futuro al momento non so dire molto. Siamo una piccola onlus che vive alla giornata, nel mondo del volontariato reperire fondi è difficilissimo e faticoso. Vorremmo provare a volare alto, ma siamo costretti a navigare a vista. La nostra scelta di aiuto cade sempre sull’anello più debole di una catena fragile. In Sierra Leone ci prendevamo cura dei bambini non vedenti, in Madagascar soprattutto di quelli nati con il piede torto. Sono problematiche complesse in un contesto di estrema povertà, dove mancano cibo, acqua, elettricità. Tecla Onlus cerca quella nicchia dove poter dare una mano, in modo selettivo.

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