Kilowatt Festival, a Sansepolcro tutta l’energia della scena contemporanea

51 spettacoli in totale, un programma ricchissimo che transita per il talento di numerosi interpreti. Dal teatro alla fotografia, dal circo alla musica, passando per incontri e laboratori aperti anche ai non addetti ai lavori del mondo dello spettacolo. “Partecipare è normale“: il claim scelto per quest’anno scansa qualsiasi equivoco sull’importanza del pubblico come soggetto attivo e creativo per la manifestazione.
Un elemento che fa parte del dna di Kilowatt Festival fin dal 2007. A quattro anni dalla nascita dell’evento CapoTrave, la compagnia che lo promuove e organizza, ha istituito la Selezione Visionari, destinata a diventare il marchio d’identità della kermesse. Si tratta di un gruppo di “semplici spettatori”, circa 30 persone estranee alla categoria degli operatori teatrali e residenti in varie località della vallata umbro-toscana. È a loro che spetta il compito di selezionare una parte degli spettacoli che finiranno nel cartellone del festival. Un incarico che li impegna almeno una sera a settimana da dicembre a maggio, l’arco di tempo in cui si riuniscono per visionare i video degli spettacoli – inviati dalle compagnie teatrali che aspirano ad esibirsi in estate -, discutono e scelgono le performance più convincenti.
Questo meccanismo sembra uno degli ingredienti decisivi per il successo della manifestazione. Oltre al palmarès del Kilowatt Festival – vincitore del Premio Ubu e del Premio Nico Garrone rispettivamente nel 2010 e 2013 -, l’esperienza di L’Italia dei Visionari parla da sola. Dopo Sansepolcro, da qualche anno altri gruppi di Visionari, indipendenti fra loro, dettano l’agenda artistica di teatri e festival di alcune città italiane, da Nord a Sud dello stivale. In Europa, invece, CapoTrave/Kilowatt è capofila per la seconda volta di “Be SpectACTive!“, il progetto che ha esportato l’idea in 15 Paesi, dal Portogallo all’Austria, dalla Svezia al Belgio.
“Non sempre scelgono gli stessi lavori“, commenta Lucia Franchi, ideatrice del Kilowatt Festival insieme a Luca Ricci. “Anche questo è divertente: la partecipazione implica una visione di sguardi diversi sulla stessa cosa“.
Bianca: In che stato di salute versa il rapporto fra il teatro e il suo pubblico?
Lucia Franchi: Quest’anno abbiamo scelto di insistere sul tema dello spettatore attivo perché vogliamo porre l’attenzione sul fatto che secondo noi si sta perdendo il senso della partecipazione. Il teatro invece richiede proprio l’atto di uscire di casa, servono “fatica” e incontro con l’altro. Le persone partecipano sempre più virtualmente, spesso usando i social media e altre forme di comunicazione. Vanno benissimo e sono le benvenute – anche noi le utilizziamo -, però creano una relazione molto diversa. Il teatro è una forma d’arte che più di altre presuppone la presenza fisica, in carne ed ossa di chi la fa e di chi la vede.
Bianca: Il programma vanta spettacoli di artisti affermati come Elio Germano, ma anche lavori di tanti nomi emergenti.
Lucia Franchi: Sono diversissimi fra loro. Il cartellone spazia dal circo al teatro, ma c’è anche molta danza. Si esibiranno sia compagnie italiane che stranire, non solo europee. Ci saranno anche spettacoli all’aperto ma, tranne quelli in piazza, gli altri eventi vanno tutti prenotati: Kilowatt è dislocato in varie location che hanno una capienza limitata. Per esempio, uno degli spettacoli è ambientato dentro le case di 9 famiglie di Sansepolcro, che l’hanno ideato e preparato insieme agli artisti. Altri, invece, invitano il pubblico a partecipare e divertirsi mediante un’interazione diretta. Una testimonianza del forte coinvolgimento del territorio che, se vuoi, è un “approccio conduttore”, che accomuna tutti gli appuntamenti. Per quanto riguarda gli argomenti, il tema dell’allunaggio quest’anno non poteva mancare, in mezzo a una grandissima varietà: di forme, di linguaggi, di racconto. Anche perché, secondo me, un festival deve essere una grande festa per tutti, dove ciascuno possa trovare il suo spazio.