Pasquale Giuseppe Macrì: una firma aretina sul prossimo codice di deontologia medica

Ci sarà anche una firma aretina sul prossimo codice di deontologia medica. Il 18 gennaio scorso, il prof. Pasquale Giuseppe Macrì è diventato ufficialmente uno dei componenti della Consulta Deontologica Nazionale. Si tratta di uno degli organi della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, con sede a Roma e il compito di tracciare le regole su diritti e doveri dei medici, sia nei confronti dei pazienti che dei colleghi.
Una carriera, quella di Macrì, a cavallo tra la medicina, l’insegnamento e la politica. Pescando nel suo curriculum, come esempi delle tre principali direzioni professionali che ha intrapreso ci sono la guida di Medicina Legale di Arezzo, le cattedre alle università di Siena e Perugia, gli anni da assessore alla Cultura e consigliere in Comune.
La nomina arrivata dalla capitale è solo il più recente tassello nel ritratto di un professionista poliedrico, che non sembra restio a cimentarsi con nuovi incarichi e responsabilità.
Bianca: Di cosa si occupa la Consulta di cui è entrato a far parte?
Pasquale Giuseppe Macrì: È un organo della FNOMCeO. Tutti gli Ordini provinciali hanno un livello nazionale in questa federazione. La Consulta si occupa di questioni deontologiche, è un organo consultivo per il Ministero e tutti gli organismi che hanno bisogno di rapportarsi con le regole interne della professione medica. È composta da una ventina di presidenti degli Ordini più rappresentativi e da 5 – 6 esperti, tra cui me. Siamo solo due medici legali. La Consulta elabora anche l’interpretazione e l’innovazione del codice deontologico, che ogni tanto va rinnovato, è la funzione più importante. Probabilmente quest’anno ci saranno tanti cambiamenti.
Bianca: Quali sono le questioni di deontologia medica più urgenti da discutere secondo lei?
Pasquale Giuseppe Macrì: Una è sicuramente l’autodeterminazione del paziente e il suicidio assistito da un medico. Dopo il caso di Dj Fabo, uno dei compiti della Consulta Deontologica Nazionale sarà dire al Parlamento se i medici sono disposti ad aiutare le persone a morire in certi casi, come avviene in altre legislazioni. Bisognerà parlare del potere della deontologia, cioè se pone dei limiti solo alla vita professionale del medico oppure deve anche tutelare il decoro nella vita personale. Poi è molto importante anche la tutela dei soggetti fragili, quindi i minori, i migranti, gli anziani (spesso in condizioni di abbandono sociale e spirituale), i malati di mente e i tossicodipendenti.
Bianca: Cosa si aspetta da questo nuovo incarico? Quali esperienze le piacerebbe ancora sperimentare in campo medico e non?
Pasquale Giuseppe Macrì: La nomina alla Consulta è stata una gradita sorpresa. Mi aspetto di poter collaborare alla definizione del codice e ai pareri di deontologia. Penso che sia una cosa molto bella poter valutare, interpretare e rinnovare le regole della professione medica, che è una delle più affascinanti e a cui ho dedicato quasi tutta la mia vita. Per il futuro, non lo so. Ho sempre aspettato che mi si proponesse qualcosa e cercato di essere all’altezza delle possibilità che mi si sono presentate.
Bianca: Medicina e amministrazione locale. C’è un collegamento o sono percorsi paralleli e distinti per lei?
Pasquale Giuseppe Macrì: Sono sempre state strade assolutamente distinte. Penso che la vita professionale non possa avere connotazioni politiche. L’unico momento comune è il convincimento etico. Chiaro che quello viene portato sia nella professione che nell’attività politica, però sono percorsi diversi e sicuramente non convergenti.