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venerdì | 04-04-2025

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La voce dei morti

In questa contrapposizione tu con chi stai? – mi chiedono. Vi darò una risposta sacrilega: sto con il silenzio obbligato dei morti, sto con quelli che non hanno più voce. Gli unici che avrebbero diritto di parlare e protestare. Sto con i bambini, le donne, i vecchi massacrati da Hamas. Sto con le donne i bambini, i vecchi uccisi dalle bombe lanciate da Israele che non fanno distinzione tra colpevoli e innocenti.

Che salutare lezione sarebbe per i generali (al riparo nei bunker) e per i capi degli assassini (nascosti negli alberghi di Doha) ascoltare le voci dei morti. Conoscere le loro speranze spezzate, i loro sogni infranti, i loro desideri inappagati. La voce di Lior ucciso al Rave party o quella di Fulla centrata da un missile a Gaza.

Io sto dalla parte del diritto alla vita. Quel diritto che trova radice nell’occidente non come espressione geografica, come qualcuno dal palco di Milano vorrebbe farci credere, ma nei valori che esso incarna.

Sono i valori che arrivano dalla Grecia classica, passando per la Spagna araba, il medioevo cristiano, l’umanesimo e si risolvono nella dichiarazione dei diritti dell’uomo.

In nome di quei valori non posso essere equidistante. Perdonatemi, non posso permettermi di essere equidistante quando riemerge un antisemitismo che speravo uscito dalla storia. Non posso essere equidistante quando sono chiamato a scegliere tra un paese democratico, per quanto imperfetto, e un’orda di terroristi che ben poco hanno a che vedere con la liberazione di un popolo.

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